Claudio Rivalta come Abidal, batte il tumore e vince: “Grazie Spezia, sono in debito”

di Samuel 1

 Dicono sia l’Abidal italiano perché ad accomunare il calciatore del Barcellona e Claudio Rivalta, difensore dello Spezia, vi sono due elementi tra loro correlati: l’aver contratto un tumore e averlo sconfitto. Poi, terzo dato da metter lì per ritrovare una comunanza nei due percorsi, quello di essere riusciti a festeggiare sul campo.

Abidal durante la finale di Champions League tra i blaugrana e il Manchester United nell’edizione del 2010-2011 (recentemente sottoposto a trapianto di fegato e attualemnte in fase di terapia e supervisione), Rivalta nel corso della finale di Coppa Italia Lega Pro e nelle ultime fasi di campionato che hanno portato lo Spezia dalla Lega pro alla serie B.

Ci ha colpito, e ne rendiamo conto, l’intervista rilasciata dal calciatore (vincitore dell’Europeo 2000 con l’italia U21 dopo aver battuto in finale la Repubblica Ceca, foto in testa) a gqitalia.it nel corso della quale illustra in maniera dettagliata il corso della malattia e di tutto ciò che ha fatto seguito.

Tutto nasce, come nei ppeggiori incubi, in una cornice di festa: era quasi Natale (lo scorso) e Rivalta si sottopose a un’intervento chirurgico urgente dopo il quale gli vebnne diagnosticato il tumore che si era sviluppato in 15-20 giorni.

“Avevo avvertito un indurimento nella zona dell’ombelico – riferisce Rivalta di quell’episodio – ma pensavo fosse stress. Poi è peggiorato, ha iniziato a farmi male l’addome, e il medico sociale mi ha comunicato che sarebbe stato meglio se mi fossi operato”.

E’ lo stesso calciatore, poi, a riferire le prime sensazioni e le forti perplessità di quell’attimo:

“Sono stato assalito dai dubbi: mi riprenderò mai? Ritornerò a giocare? Settimane dure, il periodo di inattività mi ha fatto sentire più vicino alle persone malate e ho capito come, nella routine di tutti i giorni, capita di prendersela per cose futili e non importanti”.

Sul collega Abidal:

“Ho seguito il suo caso, mi ha sorpreso il nuovo stop. Io sono nella sua situazione: devo fare controlli ogni tre mesi almeno per i prossimi due anni”.

Inevitabili e doverosi, i ringraziamenti:

“A mia moglie, i miei bambini che mi regalavano voglia di vivere e alla società Spezia Calcio che mi ha sempre aiutato e tutelato, dai compagni di squadra all’allenatore Michele Serena. Lui è stato fantastico: mi ha sempre fatto capire che mi avrebbe aspettato e che il posto per me ci sarebbe sempre stato”.

E poi, indescrivibili, le emozioni del rientro in campo:

“Un sogno a occhi aperti. Ho ricominciato a giocare e nel giro di tre settimane abbiamo vinto la Coppa di Lega Pro contro il Pisa e conquistato la serie B. Incredibile. A volte mi sveglio la mattina e mi chiedo se sia tutto vero. Ora mi auguro con tutto il cuore di restare allo Spezia anche perché mi sento in debito con queste straordinarie persone. Ho giocato poco e vorrei ripagarli sul campo della fiducia che mi è stata data. Lo merita una società seria e umana”.

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