Riforma Lega Pro entro il 30 novembre 2012, la sfida di Abete

di Samuel 0

Intorno al tavolo praticamente tutti. Luogo: sede della Lega Pro, Firenze. Data odierna, giovedì 4 ottobre 2012.

I presenti, riunitisi appena dopo il consiglio federale: il presidente e il vicepresidente federale, Giancarlo Abete e Demetrio Albertini; i principali referenti della Lega Pro, ovvero il presidente Mario Macalli, il vice Archimede Pitrolo e il Direttore generale Francesco Ghirelli; il presidente della Lega di serie B, Andrea Abodi in compagnia del direttore generale Paolo Bedin; Damiano Tommasi nelle vesti di presidente dell’Associazione calciatori; il segretario dell’Associazione allenatori, Giuliano Ragonesi e l’esponente della Covisoc Giuseppe Casamassima.

Oggetto della discussione, la riforma del campionato di Lega Pro. E la notizia da riportanre innanzitutto è quella enunciata dallo stesso Abete a margine dell’evento:

“È stato un incontro positivo, c’è spirito di collaborazione per arrivare a definire entro il 30 novembre la riforma dei campionati della Lega Pro e portare all’interno di essa più professionismo, questa è la nostra sfida”.

Indiscrezioni di agenzia riferiscono che tra gli argomenti di analisi vi sono state varie problematiche relative alle norme di iscrizione ai campionati con validità almeno triennale, un sistema di programmazione e garanzie in grado di dare stabilità all’attività agonistica all’interno di una riforma che prevede una sola Divisione di tre gironi con 20 squadre ciascuno. Ancora Abete:

“Abbiamo incentrato l’attenzione principalmente su due aspetti. Il primo chiama in causa più che il numero delle società della Lega Pro il professionismo all’interno di esse a tutela degli stessi campionati e di tutti gli associati, per evitare situazioni traumatiche durante lo svolgimento della stagione che le sanzioni, pur importanti, da sole non possono fronteggiare. L’obiettivo è arrivare ad un sistema rafforzato, di qui la necessità di avere all’interno della Lega Pro imprenditori capaci di programmare e gestire le società in modo idoneo. Il secondo è di natura economica: vogliamo evitare che nella fase di transizione delle due categorie in una unica si verifichi un calo di attenzione e motivazioni in termini di competività, specie nella fascia bassa di Prima Divisione. Su questo stiamo lavorando anche con l’Assocalciatori ipotizzando di concedere valorizzazioni economiche o allargare il numero di partecipanti ai play-off”.

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