Calcioscommesse il Lecce rischia la Lega Pro

di Redazione 1

Il calcioscommesse continua a tenere banco nel corso del maggio inoltrato e – tra arresti, indagati, coinvolgimenti più o meno illustri – si annuncia una coda di primavera e un’estate intrisa di sanzioni e penalizzazioni per club e calciatori.

Tra le numerose sanzioni in arrivo, quella che potrebbe essere davvero pesante interesserebbe il Lecce che – a causa del presunto coinvolgimento diretto dell’ex presidente Pierandrea Semeraro – si troverebbe a scontare una penalità drammatica che condurrebbe il club salentino (nel tempo di pochi mesi) dal proscenio della serie A all’incubo Lega Pro.

In caso di prova delle accuse, infatti, per il club pugliese sarà retrocessione e, considerato che i giallorossi sono appena retrocessi sul campo dalla serie A alla serie B, si accingerebbero al declassamento fino in Lega Pro: tradotto, fosse dimostrato il coinvolgimento di Pierandrea Semeraro, sui salentini non ricadrebbe più la responsabilità oggettiva ma quella diretta.

Intanto, giungono le prime dichiarazioni del legale del Lecce calcio, Saverio Sticchi Damiani, che esclude il coinvolgimento della società giallorossa nelle combine:

“Mi chiedo in che modo ci possa essere un coinvolgimento diretto di una società su una partita che non ha nessun valore per il campionato essendo il Lecce a quella data ormai completamente salvo. Non riesco a capire in che modo il Lecce si debba accordare, tramite due dirigenti, su una partita che non ha nessun valore per la classifica”.

In serata il comunicato ufficiale del Lecce:

“L’U.S. Lecce tirata in ballo nella vicenda del c.d. calcioscommesse su cui sta indagando la Procura di Cremona (senza aver ricevuto alcun atto formale da parte delle autorità procedenti, ma solo per citazioni nella conferenza stampa), nel ribadire la propria assoluta estraneità ai fatti, conferma la fiducia incondizionata nella magistratura inquirente, sia ordinaria che sportiva, delle cui determinazioni resta in attesa. Peraltro, dalla lettura dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare (emessa nell’ambito del procedimento) non emergono elementi di prova degni di nota a carico di tesserati della società, con riferimento alla partita incriminata Lecce-Lazio, se non la dichiarazione de relato (quindi senza una conoscenza diretta dei fatti) di Gervasoni non suffragata da alcun riscontro probatorio, e che coinvolgerebbe solo due calciatori leccesi (di cui uno entrato in campo a partita iniziata per sostituire un compagno, mentre un altro calciatore, che pure si ritiene coinvolto, non ha proprio preso parte alla gara in quanto infortunato). Nella stessa ordinanza si parla della Lazio quale logica favorita dell’incontro, per Brescia-Lecce non vi sono neanche quei pochi insignificanti elementi. Come nessun elemento vi è a carico della dirigenza del Lecce dell’epoca (pur citata nella conferenza stampa e da qualche organo di stampa): non si comprende perchè mai avrebbe dovuto prendere parte ad una combine per una gara che non aveva più alcun valore per il campionato della squadra. Fino all’accertamento in via definitiva delle eventuali responsabilità di ciascuno (allo stato non è dato sapere neanche se i calciatori del Lecce siano iscritti nel registro degli indagati), resiste nel nostro ordinamento la presunzione di innocenza e il diritto di difesa da esercitarsi nelle opportune sedi e, pertanto, allo stato attuale appare ingiusta qualsiasi condanna mediatica”.

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