Davide Possanzini. E chissenefrega di coppe e scudetti

di Samuel 0

 Doveroso. Ma anche un enorme piacere. Davide Possanzini e il calcio hanno saputo essere binomio e connubio inscindibile. Sebbene non vi siano Coppe dei Campioni alzate al cielo e nonostante l’assenza di scudetti cuciti al petto. Perché se succede così, chissenefrega.

Delle coppe e degli scudetti. Delle bacheche personali di migliaia di calciatori, bacheche infarcite che in molti casi non fanno pan dan con la passione viscerale. Con l’incitamento che viene da tutt’intorno. Con la capacità di trascinare, al di là del risultato, al di là della classifica.

Piedi benedetti da Dio e tecnica da metterci su il mercato rionale, delle volte. E quelle volte, chili di vanità e tonnellate di “son tutto io” che fai quasi fatica a gioire delle prodezze di chi vanifica tutto con i comportamenti a corredo. Come se il gioco del calcio fosse solo, e tutto, giocato con i piedi.

Poi, delle volte, quelli come Possanzini. Che fanno gli attaccanti di mestiere, e segnano. Ma li osservi e ti immedesimi non perché fanno gol, semmai per la capacità evidente di riuscire ad andare oltre. Oltre i limiti, la fatica, la superficialità, la propensione a essere – sul campo da calcio – personaggio prima che persona.

Quelli come Possanzini, delle volte. Di carattere e di polmoni. Di generosità e palleinrete. Di grinta e sudore. Ma anche di estrema correttezza.

Ciascuno dei tifosi di Recanatese, Lecco, Varese (vince il campionato di Serie C2), Reggina (prima storica promozione in Serie A), Sampdoria, Catania, AlbinoLeffe, Brescia e Cremonese potrebbe rendere il senso del concetto in maniera assai più completa e riportare centinaia di ricordi ma per noi osservare Davide Possanzini giocare a calcio ha sempre significato coglierne un paio di aspetti su tutti, capaci finanche di impreziosirne la carriera di bomber prolifico e affidabile.

Possanzini è un calciatore che ha sempre dato tutto, nelle giornate storte e in quelle fruttifere.

Possanzini è uno dei calciatori che ha sempre preferito giocare al calcio da posizione eretta. Mica come quelli che vanno giù al minimo contatto, mica come quelli che in novanta minuti li vedi quasi solo amoreggiare con l’erba. Nell’estrema correttezza o in maniera rude avrà dato e preso botte, ma per farlo sdraiare a terra non poteva bastare un mezzo contatto. Questione di mentalità.

E uno come Possanzini, per rimanere impresso nei ricordi, non ha mica bisogno di coppe e scudetti. Non ha mica bisogno di Juventus, Inter, Milan e compagnia dicendo.

Perché se succede così, chissenefrega.

“Dico sempre che a calcio bisogna giocare con il cuore…Ecco perchè non posso più farlo”.
Davide Possanzini, 20 luglio 2012

 Uno dei tributi a Possanzini trovati in rete

Uno dei gol di Possanzini nel corso della stagione passata con la maglia della Cremonese.

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