Juve Stabia, Fincantieri e una favola che fa bene al calcio

di Samuel 0

 Nei giorni del calcio scommesse, delle pagine di giornali riempite con nomi alla successione di Leonardo all’Inter che nemmeno il successore di Berlusconi nel Pdl, questa è invece una pagina di calcio vera. Di una squadra vera: la Juve Stabia. Città: Castellammare di Stabia. Provincia di Napoli. Periferia del calcio. La città di Fabio Quagliarella, l’unico a salvarsi nella spedizione mondiale italiana in Sudafrica. La città delle Vespe e della Fincantieri. Già, la Fincantieri: quell’industria che dà lavoro a 2.000 persone a Castellammare, ora per la maggior parte in cassa integrazione. Operai che, loro malgrado, hanno avuto il tempo di appassionarsi e innamorarsi di una storia, quella della Juve Stabia. Una squadra ricca di giovani talenti, impostata su un’ossatura centrale formata da due granitici difensori (Scognamiglio e Molinari), due centrocampisti dinamici e talentuosi (Danucci e Mezavilla) e un bomber che a 37 anni è ancora un lusso per la categoria: re Giorgio Corona. A questa intelaiatura aggiungi giovani di grande interesse (il portiere Colombi, il terzino sinistro Dianda), la classe di Ciotola, le invenzioni di Raimondi, i dribbling di Tarantino, e un grande allenatore maremmano come Pietro Braglia e il mix è stato perfetto. Come è stata perfetta l’alchimia di una squadra che si è stretta intorno alla città, ai suoi operai, alla sua fabbrica. Ha scritto sulle maglie: “Castellammare è Fincantieri”. Ed è vero, ma da oggi Castellammare è anche serie B. Bentornati. 60 anni dopo.

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