Pro Patria-Alessandria a porte chiuse

di Samuel 2

Che dopo gli avvenimenti di Pro Patria-Milan potesse (dovesse) arrivare qualche provvedimento specifico era nell’aria, che a pagare debba essere la stragrande maggioranza della platea (peraltro già capace di dissociarsi con i fatti rispetto ai comportamenti di pochi) è scelta che convince fino a un certo punto.

Premessa d’obbligo: fare di tutto per debellare fenomeni che con lo sport (ma più in generale con la società civile) non hanno nulla a che spartire e la Lega Pro, in tal senso, è un contesto istituzionale da prendere a esempio per la capacità di interevenire in maniera tempestiva e puntuale.

A onor del vero e a scanso di equivoci, va anche tenuto conto di quanto precisato dal Giudice, ovvero della recidività della tifoseria locale: in questo contesto la gara a porte chiuse è una risposta. Ma è la soluzione?

Lo si scrive anche in forza di un interrogativo: quello secondo cui a fronte della pena commisurata al danno provocato da pochi elementi, quale è invece il premio per il comportamento virtuoso della stragrande maggioranza dei duemila spettatori presenti a Busto Arsizio capaci di contestare fin da subito gli artefici dei cori razzisti?

La decisone del Giudice sportivo di Lega Pro è quella di infliggere alla società Aurora Pro Patria la sanzione di una gara effettiva di Campionato a porte chiuse, nello specifico quella di domenica 13 gennaio 2013 contro l’Alessandria.

Il comunicato della Lega pro in relazione a Pro Patria-Milan:

durante la gara in oggetto un gruppo di sostenitori della società Pro Patria assumeva un comportamento provocatorio in occasione delle giocate dei calciatori di colore della squadra avversaria;
tali comportamenti dapprima consistevano in fischi per trasformarsi successivamente in ululati e in manifestazioni di chiaro contenuto di discriminazione razziale;
i predetti episodi, già rilevati dal direttore di gara, causavano la reazione del calciatore n. 10 Kevin Prince Boateng del Milan, il quale dopo aver calciato con violenza il pallone verso il predetto gruppo dei sostenitori, manifestava l’intenzione di abbandonare il campo;
tutti gli altri calciatori del Milan abbandonavano il terreno di gioco, costringendo l’arbitro ad una sospensione della gara;
il Capitano del Milan Ambrosini Massimiliano, il dirigente accompagnatore e l’allenatore della medesima società comunicavano all’arbitro la volontà di non proseguire la gara, in conseguenza del comportamento tenuto da alcuni sostenitori della squadra avversaria:
di conseguenza l’arbitro al minuto 26’ del 1° tempo sospendeva definitivamente la gara;
r i l e v a t o
che il comportamento del gruppo dei sostenitori della società Pro Patria appare di particolare gravità in quanto qualificabile come manifestazione di discriminazione razziale avvenuta in occasione di una gara amichevole e quindi priva di tensione agonistica e di spirito di competizione, situazioni che, lungi da costituire una giustificazione, possono essere assunte quali circostanze attenuanti per la quantificazione della relativa sanzione;
che la sanzione da irrogare per episodi di tale natura svolge una funzione non solo afflittiva ma anche preventiva allo scopo di evitare il ripetersi degli episodi stessi;
che nella corrente stagione la società Pro Patria è stata già sanzionata per analoghi episodi con l’ammenda di € 5.000,00 (Com. Uff. n. 56/Div del 30.10.2012);
che la precedente sanzione, a fronte di comportamenti recidivi, si manifesta ad oggi inefficace.
Tutto ciò premesso,
d e l i b e r a
di infliggere alla società Aurora Pro Patria la sanzione consistente nell’obbligo di disputare una gara effettiva di Campionato a porte chiuse, con decorrenza immediata, con avvertenza che l’ulteriore infrazione delle norme richiamate in premessa verrà valutata come ricorrenza di pluralità di violazioni, ai fini dell’applicazione della conseguente sanzione;
di rimettere gli atti alla Lega per quanto di competenza;
di rimettere il rapporto arbitrale al Giudice Sportivo della Lega Professionisti Serie A per eventuali provvedimenti di competenza.

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